Saperi qua e là!

Terapie Egizie ed Essene

Siamo nell’Antico Egitto, epoca in cui la conoscenza dell’uomo e del suo corpo energetico, ritenuta sacra perciò protetta, era affidata a sacerdoti e sacerdotesse dei templi. La scienza terapeutica collima con la visione della vita: un corpo abitato da un Anima che affronta il viaggio della conoscenza di se stessa, per ritrovarsi Scintilla Divina. Così, le terapie, a quei tempi, sono rituali iniziatici che permettono all’individuo di osservarsi nella profondità del proprio essere, e connettendosi alla Fonte, all’Uno, comprendere l’esperienza vissuta e riconoscere la qualità divina da esprimere e diventare.

L’arte terapeutica egizia viene tramandata successivamente alla Fratellanza Essena, ramo della popolazione ebraica che vede la nascita del Maestro Jeshua (Gesù). La comunità era conosciuta per la sua padronanza nell’Arte della Cura; un bagaglio culturale di conoscenze e saperi trasmessa da una cultura all’altra attraverso “iniziati” che parlavano la stessa lingua, quella dello Spirito.

Ai giorni d’oggi, per quanto riguarda la mia formazione, è presso Essenia-Academy di Chantal Dejean e Filippo Curto che, attraverso la capacità medianica, hanno recuperato nella memoria akaschica la scienza terapeutica egizia, in particolare le pratiche di sacerdoti e sacerdotesse devoti alla Dea Iside.

Le Terapie Essene ed Egizie odierne si sposano con la visione dell’individuo nella sua triplice forma, di Corpo, Anima e Spirito; in cui disagio, disturbo fisico o malattia sono l’espressione di una disarmonia, dove la Personalità, ovvero la struttura egoica, si allontana troppo dall’espressione dell’Anima. Il compito dell’operatore egizio-esseno è quello di aiutare l’individuo a conoscere e comprendere la disarmonia, osservando in che modo la Vita, attraverso le esperienze vissute, comunica e indica la strada da percorrere. Molto spesso una sofferenza, sia essa fisica o psichica, è la propria migliore Maestra: segnala la mancanza del “soffio vitale” che sprona a domandare a sé stessi, “dove ancora non sto esprimendo il mio talento, la qualità divina?”

Attraverso il colloquio, la persona ha la possibilità di raccontare il proprio vissuto in uno spazio di ascolto e accoglienza; successivamente vi è la lettura dell’Aura, ovvero la radianza dei corpi sottili dell’individuo, l’emanazione del corpo energetico. In questo spazio, si ha la possibilità di contattare il malessere condiviso durante il colloquio con gli occhi dell’Anima; sarà quest’ultima a mostrare di sé quale parte necessita un chiarimento, una guarigione, che si esprimerà alla Personalità, cioè alla dimensione terrena, come una rivelazione: il vero origine della disarmonia espressa.

In seguito, vi è il trattamento energetico, in cui l’operatore egizio-esseno agisce sui corpi sottili, le sette dimensioni dell’individuo che includono il malessere espresso; attraverso gesti precisi, l’olio, l’acqua e il suono si guida la persona a intraprendere un cammino di guarigione interiore.

L’intero percorso è un accompagnamento dell’individuo ad una maggiore connessione con la propria coscienza interiore, affinché vi sia una scelta libera di trasformazione di sé in linea con la volontà della propria Anima.

Il ritorno di queste pratiche antiche e sacre ai giorni d’oggi, ricordano come sempre più vi sia la necessità di una “guarigione energetica”, di un’osservazione della malattia come “mancanza” di ascolto della voce interiore. Proprio il disagio si fa condottiero verso la connessione con la Fonte, e messaggero di espressione autentica di sé, affinché la vita sia colorata dei propri talenti.

Tatiana Melis

Potrebbe anche interessarti...

Social Share Buttons and Icons powered by Ultimatelysocial